L’energia idroelettrica è una delle principali fonti di energia rinnovabile utilizzate in Italia e nel mondo. Sfrutta la forza dell’acqua in movimento per produrre elettricità senza ricorrere alle fonti fossili ed è una componente fondamentale del mix energetico nazionale.
Grazie alla sua elevata affidabilità e alla capacità di produrre energia in modo programmabile, l’idroelettrico continua a rappresentare una risorsa strategica per la transizione energetica. Ma come funziona esattamente? Come viene prodotta l’energia idroelettrica e quali sono i suoi vantaggi e limiti?
Cosa si intende per energia idroelettrica e qual è la differenza con l’energia idrica?
Per energia idroelettrica si intende l’energia elettrica prodotta sfruttando il movimento dell’acqua. L’acqua, cadendo da un dislivello o scorrendo lungo un corso naturale, mette in movimento una turbina collegata a un alternatore che trasforma l’energia meccanica in energia elettrica.
Spesso si sente parlare anche di energia idrica, ma i due termini non sono sinonimi. L’energia idrica indica in senso più ampio l’energia contenuta nell’acqua, mentre l’energia idroelettrica rappresenta la sua applicazione per la produzione di elettricità.
Per fare un esempio, un lago artificiale creato da una diga immagazzina energia potenziale grazie all’acqua accumulata. Questa diventa energia idroelettrica solo quando l’acqua viene fatta passare attraverso le turbine della centrale per produrre elettricità.
Secondo il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), l’idroelettrico è oggi la principale fonte rinnovabile programmabile del sistema elettrico italiano e svolge un ruolo importante per garantire la stabilità della rete.
Centrali e impianti per la produzione di energia idroelettrica
La produzione di energia idroelettrica avviene attraverso impianti progettati per sfruttare il movimento dell’acqua. Le tipologie principali sono tre.
Le centrali a bacino utilizzano grandi dighe che raccolgono l’acqua in invasi artificiali. Quando aumenta la richiesta di energia, l’acqua viene rilasciata e fatta passare attraverso le turbine.
Le centrali ad acqua fluente, invece, sfruttano direttamente la portata naturale di fiumi e torrenti senza grandi sistemi di accumulo. La produzione segue quindi l’andamento del corso d’acqua.
Esistono infine gli impianti di pompaggio, che rappresentano una sorta di batteria naturale. Nelle ore in cui la domanda di energia è più bassa, l’acqua viene pompata verso un bacino posto a monte. Quando la richiesta aumenta, viene nuovamente rilasciata per produrre elettricità. Questa tecnologia è fondamentale per accumulare energia e favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili come fotovoltaico ed eolico.
Come si produce l’energia idroelettrica?
Il funzionamento di una centrale idroelettrica segue un principio relativamente semplice.
L’acqua accumulata in un bacino oppure quella proveniente da un corso naturale viene convogliata verso una turbina attraverso condotte forzate. La forza dell’acqua mette in rotazione la turbina, che a sua volta aziona un alternatore in grado di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica. L’elettricità prodotta viene successivamente immessa nella rete di trasmissione nazionale e distribuita fino alle abitazioni e alle imprese.
Per comprendere meglio il processo si può immaginare una cascata: maggiore è il dislivello e la quantità di acqua disponibile, maggiore sarà l’energia che può essere prodotta.
A differenza delle centrali termoelettriche, durante questo processo non avviene alcuna combustione e non vengono generate emissioni dirette di anidride carbonica nella fase di produzione dell’elettricità.
Energia idroelettrica in Italia: vantaggi, limiti e ruolo nel mix energetico
L’Italia è uno dei Paesi europei con la maggiore tradizione nella produzione di energia idroelettrica. Le prime grandi centrali risalgono alla fine dell’Ottocento e ancora oggi questa fonte rappresenta una quota significativa della produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili.
Secondo i dati di Terna e del GSE, l’idroelettrico continua a essere la principale fonte rinnovabile italiana per produzione programmabile, anche se negli ultimi anni la disponibilità di acqua è stata influenzata da periodi di siccità sempre più frequenti.
Tra i principali vantaggi dell’energia idroelettrica ci sono:
- utilizzo di una fonte rinnovabile;
- produzione di energia senza emissioni dirette di CO₂ durante il funzionamento;
- elevata efficienza degli impianti;
- possibilità di accumulare energia attraverso i bacini e gli impianti di pompaggio;
- elevata flessibilità nel rispondere ai picchi di domanda della rete elettrica.
Esistono però anche alcuni limiti. La realizzazione di nuove dighe richiede investimenti importanti e può avere un impatto sull’ambiente e sugli ecosistemi fluviali. Inoltre, la produzione dipende dalla disponibilità di acqua e può diminuire durante periodi particolarmente siccitosi.
Per questo motivo l’energia idroelettrica viene oggi integrata con altre fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico, contribuendo a rendere più equilibrato il sistema energetico nazionale. ù
L’energia idroelettrica inquina?
Durante la produzione di elettricità, una centrale idroelettrica non genera emissioni dirette di anidride carbonica, poiché non utilizza combustibili fossili. Per questo motivo è considerata una fonte di energia rinnovabile e a basse emissioni.
Questo non significa però che l’impatto ambientale sia nullo. La costruzione di dighe e bacini artificiali può modificare il paesaggio, alterare gli ecosistemi acquatici e influenzare il naturale corso dei fiumi. Per questo motivo ogni nuovo impianto è sottoposto a specifiche valutazioni ambientali prima della realizzazione.
Nel complesso, secondo organismi internazionali come l’International Energy Agency (IEA) e il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), l’idroelettrico rientra tra le tecnologie con le più basse emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita, contribuendo in modo significativo alla decarbonizzazione del sistema elettrico.
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