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Impianti rinnovabili off-grid: crescita esponenziale, soprattutto nei paesi più poveri di Africa ed Asia

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Nell’ultimo decennio si è assistito ad un enorme sviluppo di tematiche e politiche sulle fonti rinnovabili volte a garantire un accesso sicuro, sostenibile, conveniente e moderno all’energia. Gli sforzi prodotti dalle organizzazioni internazionali del settore e gli investimenti di Stati e privati vengono costantemente monitorati dall’IRENA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Rinnovabile.

Il recente rapporto Off-grid Renewable energy solutions. Global and regional status and trends – presentato a New York lo scorso luglio in occasione del Forum politico delle Nazioni Unite per l’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile – sottolinea la crescita esponenziale delle rinnovabili off-grid, ovvero degli impianti indipendenti, non connessi alla rete.

Secondo lo studio, nel 2016 le persone servite da impianti off-grid erano 133 milioni in tutto il mondo, un dato ragguardevole se si pensa che nel 2008 esse erano appena 5 milioni. Risultati davvero significativi, guidati dal crollo progressivo dei costi, a fronte di uno sviluppo tecnologico e di investimenti privati sempre maggiori: l’accessibilità a questo tipo di impianti è stata facilitata dallo sviluppo delle catene di distruzione locali e da sistemi di finanziamento agevolati, che ne hanno permesso una diffusione capillare.

Popolazione servita da impianti off-grid nel mondo

Le regioni più ricettive sono l’Africa e l’Asia sudorientale, dove negli ultimi cinque anni gli impianti off-grid si sono decuplicati.

In Africa, grazie ai fotovoltaici stand-alone, migliaia di individui (molti appartenenti persino a comunità nomadi) possono godere di energia elettrica per usi domestici, ovvero per illuminazione e cottura dei cibi. I vantaggi, però, sono ancora più tangibili nei pubblici servizi: dalle scuole agli ospedali, dall’estrazione di acqua dai pozzi all’agricoltura, dai trasporti alle telecomunicazioni. A beneficiarne, in termini sia sociali che economico-occupazionali, sono soprattutto i paesi meno sviluppati: in Ruanda, ad esempio, un programma di investimenti sui sistemi solari domestici mira a creare 7.000 posti di lavoro, garantendo al contempo l’accesso all’energia ad oltre 77.000 persone.

Ancora più notevoli sono i risultati in Asia meridionale: in India, ad esempio, il numero di pompe solari per estrarre acqua destinata all’irrigazione dei campi e ad uso alimentare è aumentato da 11.000 nel 2014 ad oltre 177.000 oggi. Ma in tutto il continente, accanto al solare, numeri importanti derivano anche delle fonti idrauliche: lo sviluppo di microimpianti idroelettrici ha permesso di espandere l’accesso all’energia elettrica anche ai villaggi rurali più remoti. Gran parte di questi impianti viene installata grazie ad una sinergia pubblico-privato, in cui le comunità locali giocano un ruolo fondamentale nell’implementazione dei progetti.

Infine, biogas e biomassa, seppur in percentuali molto più limitate, stanno garantendo riscaldamento tramite mini-generatori: Bangladesh, Cambogia, Cina, India, Nepal e Vietnam stanno sviluppando programmi domestici per un totale di oltre 250.000 impianti.

Numeri alla mano, insomma, lo sviluppo delle rinnovabili non connesse alle reti sta diventando una grande opportunità per le popolazioni in via di sviluppo, garantendo servizi fondamentali che possano migliorare le condizioni di vita in vaste aree del pianeta. Un motivo in più per credere in un futuro migliore, in cui l’energia possa essere sostenibile ed accessibile davvero a tutti.

Off Grid Africa

Ph Credits: PV Magazine, Irera, LearningbyShipping

 

 

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